Copyright © 2009 by L.C.  · 
All Rights reserved  · 
E-Mail: info@archeologiadellosport.com
Designed by Agrdata
ARCHEOLOGIA LETTERARIA
FILMATI ARCHEOSPORT
TELECRONISTI
ATTUALITA' AGONISTICA
LA TV DELLO SPORT
MEMORIE DEL TROTTATORE
ALTRI UTENTI
CONTATTI
LINK
 
HOME PAGE
CALENDARI AGONISTICI
SIGLE SPORTIVE
 
"Sport in Tv" 
"Storia e storie dalle origini a oggi",
edizioni Rai Eri

PAGINA SUCCESSIVA>>>>>
QUARANT’ANNI DI EUROPEI: ANEDDOTICHE TRA PISTA E TV
L’appuntamento continentale dell’atletica rappresenta quest’anno il momento clou delle nostra disciplina: lo sarà sul campo di gara e lo sarà in Tv per i tanti appassionati che vorranno seguire l’ evento davanti al piccolo schermo. Un rito che per chi considera questi eventi una religione deve considerarsi irrinunciabile, specie se il servizio televisivo è all’altezza della situazione. Così lo è ma solo da alcuni anni:  vediamo, partendo dal 1969, cioè dove ci conduce la memoria, di ripercorrere la storia televisiva della rassegna continentale in pista ed in pedana. La nostra staffetta 4x40 anni è composta da barlumi di memoria, dolci rimembranze, la sensazione del tempo che passa ed in ultima frazione
la consapevolezza del presente.

ATENE 1969
Prima edizione in anno dispari della rassegna continentale. I dirigenti europeo puntano sulla biennalità dell’evento, temperata da un graduale scatto triennale (1966-1969) salvo poi ritornare, con percorso inverso alla quadriennalità, facendo in tutta fretta marcia indietro dopo Roma 1974. Nella rassegna ellenica settembrina la copertura televisiva delle gare è pressoché totale salvo che nel giorno del mercoledì, ove alcune prove sono però trasferite nella differita della tradizionale rubrica “Mercoledì sport”. Un’edizione che vede l’assenza non da poco della Germania Ovest per via di una controversia sul mezzofondista May. I tedeschi dell’ovest si schiereranno solo in staffetta. Molto ricca la diretta del sabato dove noi viviamo l’emozione più grande, quella dell’oro di Eddy Ottoz, in un altalenarsi di sorprese (Righi bronzo nell’asta), di delusioni (Arese si perde nel rettilineo nei 1.500), di soddisfazioni contenute (bronzo della favorita Pigni nei 1.500 nella lotteria di una gara giovane). Nel bel mezzo della settimana era arrivato il bronzo di Erminio Azzaro nell’alto. Viene tristezza nel ricordare la britannica Lilian Board: vince gli 800 e poi beffa la francese Colette Besson sul traguardo della 4x400, con una rimonta inaspettata.
Dopo alcuni mesi la britannica ci lascia per un male incurabile: stessa triste sorte per la Besson, alcuni anni fa. Alla domenica, per la prima volta nella storia televisiva, tutta la maratona dal primo all’ultimo metro. Ma si era ad Atene, culla della disciplina. ed ovviamente le maratone nella capitale greca offrono sempre l’impatto più violento con la storia. Vince il britannico Hill. Come detto in quegli anni l’atletica europea è alla ricerca di una propria dimensione, la cadenza biennale ci proietta quasi subito nel 1971, passando per il doppio appuntamento di Coppa Europa del 1970, l’esaltante semifinale di Sarajevo con Arese che ci trascina alla finale di Stoccolma doppiando 1.500 e 5.000 metri e la finale svedese che ci vede un pò malinconicamente all’ultimo posto, ancora però con un successo di Arese nei 1.500. Particolare curioso; le riprese di Stoccolma, tanto nelle telecronache di quella Coppa Europa 1970, quanto nel più lontano Europeo del 1958 sono effettuate dall’interno della pista e non dalla tribuna, visto l’angusto spazio di ripresa dello stadio della capitale svedese, a quei tempi.


HELSINKI 1971
Nel 1971 si è ad Helsinki in territorio finnico (per usare un termine caro a Paolo Rosi, il grande telecronista di questo evento fino al 1986 e di tutta l’atletica fino al 1988). Bella ed originale una sua affermazione proprio a Helsinki a proposito del giavellottista Cramerotti  “E’ in finale per il rotto della cuffia”  Il più grande 10.000 della storia, nel martedì d’apertura è descritto completamente in diretta, è la grande giornata di Juha Vaatainen, meteora finlandese, che poi si ripeterà al sabato nella finale dei 5.000. La Rai trasmette la diretta sul secondo canale televisivo: le emozioni si concentrano essenzialmente venerdì 13 e domenica 15 agosto. Il venerdì è il giorno di Fiasconaro, l’italo-sudafricano quasi piovuto dal cielo ad inizio stagione ed in continua escalation.
Si teme lo spauracchio di Polonia Werner, ma in ottava corsia scappa via il britannico Dave Jenkins in una sorta di fuga pazza che ha buon esito.  Per Fiasconaro un argento che francamente lascia inizialmente la sensazione dell’amaro in bocca, ma a ben vedere ha centrato un primato che rimarrà suo record personale e primato nazionale fino al 1981. Del resto lo stesso Fiasconaro, dopo l’arrivo, non sa nascondere la delusione portandosi le mani alla testa. Sempre in quel venerdì 13, Renato Dionisi è bronzo nell’asta dietro al formidabile tedesco est Nordwig ed allo svedese Isaksson. Come ad Atene l’ultimo giorno di gare in pista ci porta il sospirato oro. Nei 1.500 Francesco Arese riscatta pienamente l’opaca finale di Atene: una volata prolungata per aver ragione dell’altro spauracchio polacco Szordikowski,  Il filmato del successo è giunto fino a noi nella formula della sigla della Domenica Sportiva che ovviamente non poteva non aprire con l’impresa del nostro grande mezzofondista. Quella memorabile giornata conclusiva conduce i nostri ricordi a quella staffetta azzurra della velocità con il giovane Mennea che si ritrova sul podio tra sorrisi e sorprese  (quinta al traguardo ma poi v’era stata una duplice squalifica); poi la staffetta del miglio centra il terzo posto trascinata da un super-Fiasconaro. 44.7 di frazione conclusiva!  Mennea, due giorni prima,  aveva centrato la finale dei 200 metri ed era sceso sotto i 21 secondi: sarà protagonista di un finale di stagione strepitoso tanto a Madrid nel corso di un Meeting universitario, quanto a Smirne durante i Giochi del Mediterraneo. E’ nata una stella, appena dopo Helsinki!


ROMA 1974
Gli europei all’Olimpico rievocano la grande impresa di Berruti nei 200 olimpici del 1960 ed il sogno di vivere gli  stessi momenti con Mennea. Si preannuncia un doppio grande scontro con Valery Borzov, l’ucraino che nel frattempo ha vinto due ori a Monaco 1972. Per la prima ed ultima volta nella storia una giornata, la domenica d’avvio, è dedicata alla cerimonia d’apertura. Pubblico delle grandi occasioni, per via di una oculata decisione degli organizzatori di far entrare gli studenti con una tessera in curva a prezzo meramente simbolico. Stadio pieno ogni giorno, tifo calcistico ed atmosfera di festa specie in quel vernissage d’inizio gare. Forse esiste una mentalità troppo legata al piazzamento degli italiani ed ancorata allo svolgimento delle sole gare di corsa, ad esempio la gara di salto in alto che sarà vinta dal medico danese Jesper Toerring sta vivendo i suoi momenti più palpitanti mentre il pubblico defluisce con indifferenza: è finita la sessione delle gare in pista!! A metà settimana è prevista una giornata di riposo. La Rai copre la diretta internazionale a colori (per gli altri, per noi sussiste ovviamente il bianco e nero).
Nella prima giornata a compensare la non felicissima prova di Paola Pigni sui 3.000, arriva un bronzo di Pippo Cindolo sui 10.000, non pronosticabile ma estremamente gradito. La Rai segue solo quella gara in differita, andata in scena oltre le 21,00, per il resto tutti i pomeriggi prevedono la diretta delle gare. Paolo Rosi individua inizialmente nel cecoslovacco Hoffmann il vincitore dei 10.000, trattasi di invece del tedesco est Kuschmann. Ovviamente questo episodio nulla toglie al mito del grande telecronista ex rugbista. Del resto quanti sbagli non facciamo anche noi!
Borzov vince il grande scontro con Mennea sui 100 ma poi l’indomani rinuncia ai 200. Mennea diventa il favorito unico sui 200 ma è carico di pressione e di responsabilità, al punto che dopo aver vinto la semifinale continua a correre senza fermarsi ed imbocca la via degli spogliatoi sempre a passo di corsa. Poi, quando la sera del venerdì è già calata, arriva il grande successo in 20.60,
davanti ad una curva sud delirante per il grande successo.Una galoppata rampante, queste le parole di Paolo Rosi. La prova di salto con l’asta dura la bellezza di sei ore. Alla domenica  il transalpino Guy Drut lascia frettolosamente l’adiacente Stadio dei Marmi, al gruppo di giovani che lo accolgono all’uscita, rivolge un saluto generale accompagnato da un cortese ma sbrigativo “No autografò”. Lo attende l’oro dei 110 ostacoli al pomeriggio. Fischi, elemento non bello da ricordare all’indirizzo della saltatrice tedesca est avversaria della nostra Sara Simeoni nella finale che di fatto chiuse l’europeo, aprendo virtualmente quel duello Witschas Ackermann-Simeoni che si protrarrà fino al 1980.


PRAGA 1978
L’Italia si presenta all’appuntamento cecoslovacco nell’apogeo di Pietro Mennea e di Sara Simeoni. La Rai si presenta invece nel momento più basso della sua storia sportiva. Qualche mese prima, ad esempio, nel bel mezzo degli Europei indoor a Milano, nella domenica di chiusura, Paolo Rosi, rivolgendosi a Gianni Minà che dagli studi del Tg2 gli toglieva la linea, saluta il collega  con un eloquente “E’ delittuoso”  Mancavano ancora tante, troppe gare.
Ma ora siamo ad agosto ed è previsto il conclave per la nomina del nuovo Pontefice. Il Tg2 tentenna
vista l’incertezza sulla nomina del successore di Papa Paolo VI e la rete prevede inizialmente delle notturne, un pò com’era sistematicamente capitato per gli Europei di Nuoto di Jonkoeping del 1977.
Accade tuttavia che il conclave si risolve rapidamente con la nomina subitanea a Pontefice del Cardinale Albino Luciani (doveroso un pensiero alla sua memoria) e la Rete due ha indubbiamente più spazio pomeridiano. Telecronaca dunque nel pomeriggio ma  alla sera arrivano i telegiornali a spezzare la narrazione con il rinvio del prosieguo delle gare a notte fonda. Così per il 10.000 della giornata iniziale dove Ortis è sorprendentemente argento.E’ sempre stato il leit motiv  in tempi anche recenti; nel bel mezzo delle gare, arrivano i Telegiornali ad interrompere o chiudere la festa. Nel 1978 un’appena sufficiente copertura, in considerazione di quello che poteva offrire la Rai di quel periodo, ma bene il giovedì, dove il salto in altro vinto da Sara Simeoni, ben oltre le 20,30 è coperto adeguatamente. Era il grande momento dell’azzurra che, ad inizio mese aveva centrato il primato mondiale con 2.01, ma la gara di Praga offriva il terzo atto del grande confronto con la Ackermann che rappresentava l’emblema della Germania Orientale (dopo Roma 1974 e le Olimpiadi canadesi del 1976). Qualitativo anche il commento radiofonico con la coppia Claudio Ferretti-Giacomo Crosa. In tutti questi anni ed almeno fino al 1990, la radio rappresenta un mezzo indispensabile per conoscere le notizie sulle gare degli azzurri al mattino. Per tornare a Praga 1978, curioso l’epilogo della gara dei 100 ostacoli che ha necessità di una ripetizione in quanto nel corso della prima finale un danneggiamento della Rabstzyn provoca la decisione di fissare una finale bis al pomeriggio successivo. Questa tendenza della giuria a voler ripetere la gara aveva avuto un precedente in una semifinale olimpica a Montreal con la nostra Ileana Ongar obbligata ad un doppio impegno, in entrambi i casi con qualificazione alla finale raggiunta. Gli europei in Cecoslovacchia rappresentano il grande momento di Mennea, davvero senza avversari nelle sue prove in virtù della netta superiorità: al sabato ancora una grande prestazione del carnico Venanzio Ortis, dopo l’argento dei 10.000, arriva l’oro nei 5.000. Una prestazione sensazionale come la definisce Paolo Rosi.



ATENE 1982
Gli Europei di Atene partono con un antefatto. Pietro Mennea, la nostra punta di diamante di due rassegne continentali e di tre Olimpiadi, decide dopo un anno e poco più di ritiro di ritornare a gareggiare. Vi rientra nell’agosto del 1982, con diretta durante il Tg1 delle venti. I risultati cronometrici del suo rientro lo sconsigliano ad iscriversi alla prova. individuale, un vero peccato perchè il campo dei partecipanti dei suoi 200 metri è tutt’altro che irresistibile. Sarà presente solo in staffetta.
Arriva nella prima giornata il grande oro di Alberto Cova; il collegamento con Atene, interrotto per la messa in onda del Tg , riparte proprio ad una decina di minuti dal termine della gara. Si può vivere appieno il successo del ragioniere lombardo in un lunedì che segue la domenica trionfale dello sport italiano, visto il successo di Saronni nel mondiale di ciclismo a Goodwood.
L’incantesimo pare continuare il giorno dopo: Pierfrancesco Pavoni disputa una brillantissima finale dei 100, spalla a spalla con il tedesco est Emmelmann. La tv greca inquadra il romano e lo battezza vincitore, in realtà è un secondo posto di grande valore. La Rai segue sistematicamente in diretta tutte le gare con Paolo Rosi ed Attilio Monetti. Ma nel corso del mercoledì, si decide invece per una differita di alcune gare per la solita rubrica “Mercoledì sport”,  è la giornata del salto in alto femminile. Pare un controsenso: la Simeoni ha guidato lo sport femminile italiano, un oro olimpico, primati mondiali, un successo a Praga nel 1978, tante affermazioni indoor ed il ruolo di logica favorita. Normale che ci attenda da parte della Rai la diretta ma ciò così non è: la gara è storica anche se non del tutto fausta. Rispunta dall’oblio di 10 anni Ulrike Meyfarth che toglie alla nostra Simeoni, oro e primato nazionale. La Simeoni si congratula con la tedesca occidentale ed offre al mondo una testimonianza di grande sportività; si è grandi nelle vittorie, si può essere grandi anche nel modo in cui si accetta la superiorità dell’altra. Come già avvenuto nel 1969, le gare in pista si chiudono al sabato  dove Gabriella Dorio è bronzo nei 1.500 mentre Cova si fa squalificare nei 5.000 per un contatto con l’austriaco Millonig. Non aveva comunque ottenuto un risultato da podio. La domenica è consacrata alle maratone, usiamo il plurale perchè per la prima volta c’è una maratona ufficiale muliebre. Telecamere mobili (ci pare di ricordare per la sola prova maschile), collegamento Rai sufficientemente esauriente per l’ultima ora di corsa. La prova maschile è dell’olandese Nijboer che può anche permettersi il lusso di allacciarsi una scarpa in diretta e poi riprendere senza perdere il ritmo. La prova femminile vede primeggiare la lusitana Rosa Mota davanti alla nostra Laura Fogli; un bel modo di chiudere la rassegna che ci ha visto protagonisti soprattutto ad inizio settimana, E per la prima volta l’atletica continentale si dà appuntamento ai campionati mondiali. prima ancora che alle Olimpiadi. Helsinki 1983 è distante appena 11 mesi.


STOCCARDA 1986
Tmc un’estate da vivere insieme: questo era lo slogan coniato quell’anno dall’emittente monegasca che in quegli anni ha il pregio di intervenire per colmare quelle lacune che il nostro Ente pubblico ancora lasciava, nonostante progressive migliorie. La Tv monegasca (con Giacomo Mazzocchi e Massimo Benedetti) opta per una programmazione con flash nelle prime quattro giornate e con telecronaca integrale al sabato ed alla domenica. In quel periodo si può vedere in tutta Italia anche Tv Koper con le cronache di Sandro Vidrih, certamente di massima qualità.
Di fatto gli europei si aprono come si erano chiusi: Rosa Mota e Laura Fogli nell’ordine nella maratona femminile. La Rai trasmette integralmente la favolosa prova dei 10.000 metri, ...... avremmo voluto vedere diversamente, alla vigilia non sembrava azzardato sperare in una tripletta azzurra come poi si verifica puntualmente  in una “lotta fratricida” e in uno “sfolgorio di azzurro, Mei, Cova, Antibo”,  parole di Paolo Rosi, al suo ultimo europeo prima della pensione a fine 1988. Vittoria nel primo giorno per Heidi Krieger nel peso famminile, la ragazza tedesca orientale nel corso degli anni Novanta sarà costretta a cambiare sesso anche e soprattutto per effetto di quei medicinali intesi ad alterarne la muscolatura.
La Rai, come al solito, ha il difetto di dover dare la linea al Telegiornale quando si fa sera e chi s’è visto, s’è visto. Ignora completamente la gara delle siepi che regala l’emozione unica della fuga di Panetta. Questi non ha potuto disputare i 10.000 perchè le nazionali possono schierare solo tre atleti. Corre malvolentieri le siepi ed in batteria rischia di uscire, venendo ripescato per via dei migliori tempi fra gli eliminati. In finale parte con una fuga pazza alla Dancelli, con il compagno di squadra Lambruschini, eliminato in batteria, al microfono di Mazzocchi per Tmc. Il tentativo inizialmente folle sembra sempre più convincente con il passare dei giri. La tardiva reazione dei favoriti consente loro si riprendere l’azzurro solo nel rettilineo conclusivo ma poi Panetta punto dal rischio di dover cedere il bronzo, ha modo di risalire fino all’argento risuperando il tedesco di casa Ilg. L’oro è del tedesco est Melzer. Un rimpianto per Panetta che durerà un anno esatto, allorchè il ragazzo nativo di Siderno, s’imporrà nel mondiale di Roma con altra fuga vincente davanti agli spettatori impazziti dell’Olimpico. L’europeo di Stoccarda vuole distinguersi per una particolarità: la maratona maschile che finora ha sempre chiuso l’evento si svolge al sabato pomeriggio, lasciando alla 50 km. il compito di riempire le strade nella domenica di chiusura. Nella gara di Stoccarda dopo un forsennato attacco del britannico  Jones, sono gli azzurri Pizzolato e Bordin ad inscenare un esaltante trofeo Baracchi podistico. Una maratona che si conclude con una volata fra due azzurri, appare un momento  che fa storia. Purtroppo la regia tedesca manca l’istante in cui Bordin ha la meglio su Pizzolato nello “sprint” di chiusura, intenta a riprendere invece la lotta per il terzo posto fra due tedeschi dell’ovest. Certamente un bell’europeo che si chiude con l’argento di Mei che nei 5.000 si trova di fronte un fortissimo Buckner, ma è un grande argento in una gara dove gli altri grandi, Ovett, Ryffel ed anche il nostro Cova si arrendono gradualmente.


SPALATO 1990
I campionati più belli della storia azzurra. Chi conosce solo il mezzofondo di adesso può ragionevolmente far fatica a realizzare l’imponenza del nostro movimento dai 1.500 in su.
Abbiamo un Salvatore Antibo più forte che mai, temprato dalla stagione 1989, in cui ha vinto in Coppa del Mondo, dove l’unico suo cruccio era stato quello di aver scelto Bruxelles e non Berlino Ovest per tentate il primato del mondo dei 10.000. Avesse scelto la città tedesca, probabilmente gli annali riporterebbero il nome del siciliano e non di Barrios nella lista dei primatisti. Ma tant’è. A Spalato bastano 200 metri per capire che Antibo si sarebbe portato a casa il primo oro, nei 10.000 metri. Gli avversari lo rivedono solo dopo il traguardo mentre Antibo sta già effettuando il giro d’onore con tanto di bandiera del Palermo!. La copertura della Rai è sostanzialmente integrale, segno di una Rai più consapevole delle possibilità degli azzurri: manca però la diretta dei 3.000 donne in cui si ignorano le possibilità di una Roberta Brunet, forte mezzofondista valdostana. .
La documentazione di quel bronzo arriva da Tmc che peraltro quell’anno segue quella manifestazione in differita. Ai microfoni Rai c’è Marco Franzelli che oltre alla competenza ha la fortuna di poter commentare la metà degli ori commentati da Paolo Rosi nelle precedenti sei edizioni. Franzelli adesso è un noto giornalista del Tg1, nel 1992 fu posto davanti ad una scelta: la Tgs (Testata giornalistica sportiva) oppure il Tg1. Scelse la seconda opzione, rinunciando di fatto alla carriera di telecronista. Si affaccia sia pure per pochi intimi  Eurosport, la cui realtà sarà decisamente più importante negli anni a venire. Sono Campionati che non conoscono la domenica, si chiudono al sabato con le ragazze delle Germania Est sul podio ad ascoltare un inno della Germania Est tante volte sentito che non si ascolterà più. Del resto il muro di Berlino è già crollato.
Ed è l’ultimo esempio di Jugoslavia unita, uno stadio che festeggia il saltatore Topic e la mezzofondista Pajkic nell’ultima giornata. Forse proprio la vittoria nei 1.500 della Pajkic è l’evento più sorprendente della storia degli Europei. Comunque non si ha la percezione, osservando le gare dal piccolo schermo, del grande dissidio interno che già sta lacerando la Jugoslavia.
Tutti esaltanti gli ori azzurri, nella marcia femminile emerge la siciliana Sidoti che precede la sovietica Kardopoltseva e la più attesa azzurra Ileana Salvador. Momento clou della gara la squalifica della sovietica Ryaskhina. A Panetta che ha scelto ancora i 3.000 siepi si incolla il britannico Rowlands; nel momento temuto dello sprint è l’azzurro ad imporsi. Terzo un commosso Lambruschini.
Nella maratona, perfino troppo facile per l’ultimo grande Bordin, secondo è Gianni Poli.
Dopo che Di Napoli ha conquistato l’argento nei 1.500, partono i 5.000 nella certezza di vedere Antibo primeggiare. Alla partenza il siciliano è per le terre, una vera e propria partenza ad handicap, ma il campo del partecipanti non è irresistibile, rimonta graduale e sprint finale forse con un pò di irruenza per una vittoria annunciata ma sospirata. Proprio a causa di questo finale c’è un reclamo che ritarda la premiazione, che sfugge quindi alla diretta televisiva. In fin dei conti grande Italia che peraltro mostra qualche limite in vari settori, il mezzofondo e le prove su strada coprono qualche lacuna di troppo. Ma rimarcare questo nella grande edizione spalatina dei 5 ori è forse ingeneroso. Verranno periodi ben peggiori.


HELSINKI 1994
Si ritorna nella culla finnica, preceduti dalla più sgradevole scelta Rai di tutti i tempi; non trasmettere la Coppa Europa di Birmingham, con una formazione capace di centrare grandi risultati individuali e di squadra. C’è per la Coppa Europa, la Tv francese (France 2), visibile in gran parte d’Italia, ma solo per il primo giorno. A nulla servono le rimostranze del Presidente Fidal Gianni Gola. Dopo meno di due mesi, partono gli europei con una novità, peraltro anticipata ai mondiali; la trasmissione delle gare al mattino. Al microfono per la Rai c’è Augusto Bleggi, telecronista trentino di grande competenza, per molti anni si è alternato a Marco Franzelli negli eventi atletici.
Al parterre le interviste sono di Mario Mattioli. Per l’Italia il peccato originale di una prima giornata andata decisamente male, salvo l’argento della Curatolo e l’affermazione collettiva delle donne della maratona. Tmc è presente con la diretta, nell’ultimo anno di Giacomo Mazzocchi, che poi sarà chiamato dalla Iaaf a ricoprire importanti incarichi. Nei 10.000 dopo 5 edizioni ci sfugge il podio; diventerà purtroppo la normalità.
La finale delle siepi è passata agli annali per un gesto di grande fair play di Francesco Panetta. Ma parlarne non è mai abbastanza perché questi sono gesti unici ed irripetibili in un mondo di rivalità e di antagonismo. Alessandro Lambruschini ha la sua grande occasione ma nelle fasi iniziali cade urtando contro un ostacolo. Panetta che lo segue, lo schiva, si ferma e si inchina per aiutarlo ad alzarsi. Parallelelamente ci sono in pedana le gare di giavellotto e di salto in lungo femminile: nella contemporaneità degli eventi la caduta di Lambruschini ed il gesto di Panetta sono mostrati solo dalla Tv francese.
Mazzocchi si stupisce di come Lambruschini sia così dietro;  sarà il replay di fine gara a fare luce.
La circostanza fa venire in mente  quella vittoria di Antibo di quattro anni fa. Lambruschini riesce a risalire la corrente, per fortuna non è malconcio, il campo dei partecipanti non presenta particolari spauracchi, Lambruschini riesce ad imporsi con Carosi, l’altro azzurro di Priverno, secondo. Panetta chiude ben oltre il podio ma deve andar fiero del suo gesto.
Fiona May, neoazzurra grazie a suo marito...Iapichino, è bronzo dietro alle regine Drechsler e Kravets. La Sidoti è argento nella marcia 10 km dietro una Essayah, campionessa (mondiale) di casa, non sempre dalla marcia adamantina. Al sabato la 50 chilometri Perricelli con una rimonta impensata, grazie ad un oculato uso delle energie in gara, risale inaspettatamente fino al terzo posto. All’ingresso nello stadio dà perfino l’impressione di poter soffiare l’argento al francese Toutain. Questi tardivamente accortosi della vicinanza dell’azzurro fa appena in tempo a salvare il secondo posto. A fine campionati, c’è un veronese piuttosto forte sugli 800 metri, il suo limite sono le articolazioni molto delicate. Alessandro Benvenuti centra un magico oro in una specialità che raramente ci ha visto sul podio, con finale che va ad incastonarsi per la Rai all’interno del Tg3 (la gara era prevista per le 14,25) mentre Tmc si collega all’ultimo momento. Le lacrime sul podio del veneto rappresentano il coronamento di una carriera. E la Norvegia deve inchinarsi ancora quell’anno all’Italia; così a Lillehammer in quella staffetta storica del fondo olimpico, così ai mondiali di calcio negli States e adesso negli 800 dove il futuro campione olimpico Rodal è come si suole dire, piegato dal rush dell’azzurro. Presente ancora in finale il catanese D’Urso, senz’altro più fortunato e bravo ai mondiali di Stoccarda dell’anno prima.


BUDAPEST 1998
Sono i primi europei di Franco Bragagna, peraltro già al suo quarto anno da titolare della cattedra atletica ma questo è l’unico dato rilevante di una Rai che snobba l’evento al contrario di Tmc che invece vive l’europeo come se fosse nei suoi momenti migliori. Al microfono di Telemontecarlo v’è Massimo Benedetti, telecronista poliedrico che aveva accompagnato Mazzocchi nelle precedenti edizioni. Sintomatico il salto in lungo femminile dove Fiona May ingaggia un duello stellare con Heike Drechsler: Tmc dispone di inquadrature personalizzate al contrario della Rai che deve sottostare a quanto “propina“ il solo segnale internazionale.
Tmc è peraltro in fase di totale involuzione: ha vissuto i suoi anni d’oro proprio con l’atletica, con lo sci, con il ciclismo sposando la politica di fare cose identiche alla Rai ma spesso con qualità superiore, sta progressivamente perdendo il suo appeal.
D’altro canto la Rai, anche dopo questa clamorosa differenza di Budapest, capirà che questi grandi eventi devono avere una produzione consona alle aspettative dei telespettatori ed alla rilevanza dell’evento. Per un malato di atletica sono comunque campionati da seguire anche sulle Tv satellitari con Eurosport e le Tv tedesche che seguono le gare dal primo all’ultimo secondo. Straordinaria la Tv tedesca che si collega almeno due ore prima di tutti gli altri per il salto con l’Asta del decathlon.
Una menzione della radio italiana (grazie come al solito all’amico Fabio Stellato per averci rinfrescato la memoria): dopo gli anni di Cucchi e Frangipane e poi di Andrea Fusco e lo stesso Frangipane, a partire dall’evento magiaro gli europei radiofonici sono seguiti da Gianni Decleva e da Doriana Laraia.
Si ricorda in quell’edizione il gesto, goliardico più che irriguardoso, del vecchietto Tilli che leva di testa un cappello ad un giudice, ma l’episodio poteva costargli la squalifica. Dalla Sidoti il primo oro di una marcia, perfino troppo facile al punto, che le aspettative azzurre sono legate alla possibilità di una doppietta con Erika Alfridi. Argento che arriva in un palpitante testa a testa con la lusitana Feitor. Fabrizio Mori, pur se malandato coglie il bronzo nei 400 ostacoli, a vincere è un polacco che alcuni dispacci d’agenzia avevano dato per morto nel 1997 , causa un terribile incidente d’auto. Straordinario sabato mattina sulle strade magiare con la tripletta dei nostri maratoneti, Baldini capocarovaniere del treno azzurro che alza le sorti di una spedizione con chiari e scuri, davanti a Goffi ed a Modica che è stato l’animatore della gara. Triplette del genere non capitano molto spesso nel nostro sport: l’evento è da incorniciare.
Alla domenica, dopo il bronzo della torinese Viceconte nella maratona, si attende un oro dalle siepi vista la consistenza degli azzurri ma spunta dal nulla un certo Kallabis con una fuga che ricordava il Panetta del 1986. Viste la vicende cui andrà incontro il tedesco vi risparmiamo un facile gioco di parole. Per Lambruschini un argento che rappresenta l’ultimo grande momento di una specialità che andrà a conoscere un declino allora impensabile.


MONACO 2002 - GOTEBORG 2006
Andiamo di fretta perché in realtà gli eventi sono ancora da considerarsi recenti e quindi si perde il gusto dell’aneddoto. Nel frattempo è nata già da un bel pò Raisportsat (l’attuale Raisport) e dobbiamo dire che la Rai assesta progressivamente la qualità delle sue trasmissioni. Bragagna sempre leader carismatico della squadra, nel 2002 anchorman dello studiolo Sandro Fioravanti, altro fuoriclasse del microfono tra l’altro reduce dall’edizione consorella del nuoto a Berlino. Arriverà poi Alessandro Tiberti. Costante la presenza di Attilio Monetti. oltre trent’anni di presenza in cabina con riferimenti storici e statistici, insostituibile Elisabetta Caporale che segue gli atleti a bordopista, carpendo le prime informazioni ed offrendo una dote di sensibilità, facilmente percepibile tra gli spettatori a casa.  Per Eurosport sono gli anni di Antonio Costanzo e di Giorgio Rondelli.
Qui crediamo che si possa chiudere il nostro viaggio nel tempo. Non possiamo peraltro finire senza un riferimento al futuro. Ultimamente l’atletica sta subendo un netto declino, la vecchia Europa patisce la superiorità dell’America nelle corse veloci e dell’Africa nel mezzofondo. Ma alcune scelte dirigenziali non paiono all’altezza della situazione. La Coppa Europa, trasformata in Campionato Europeo per Nazioni non convince del tutto. Ci dovremo abituare, crediamo, a questa mutazione ma almeno speriamo si possa tornate ad una classifica maschile e ad una femminile. Il Campionato Europeo individuale avrà una programmazione biennale, con edizione anche nell’anno olimpico e gare compresse nei giorni dei Trials Usa. La Gran Bretagna ha già fatto sapere che non sarà presente nell’edizione 2012 per salvaguardare l’evento olimpico londinese. Poi non vi rientrerebbe la marcia: ripensateci qui almeno per le due 20 km.! Ovviamente nel 2012, campionati “smaratonati”. Ha ragione Franco Bragagna, il nostro bravissimo telecronista Rai, ad affermare che avremo da quest’anno un’edizione di Serie A (nell’anno non olimpico) e una di Serie B (nell’anno olimpico). Ed allora non resta che augurarci che i dirigenti continentali possano tornare sui loro passi,  facendo prevalere il buon senso, un pò come fecero i dirigenti “loro  padri” all’inizio degli anni settanta depennando subito una biennalità che forse allora aveva una maggiore ragione d’essere per l’assenza dei mondiali.


Lucio Celletti
info@archeologiadellosport.com
la versione in pdf di questo articolo
Heike Drechsler
May, Drechsler, Galkina il podio del lungo 1998
Anna Rita Sidoti a Budapest 1998
Budapest 1998: Mori bronzo nei 400hs
BUDAPEST 1988:
TRIPLETTA NELLA  MARATONA
Maria CuratoloNAria Curatolo
Lo storico Presidente Fidal Gianni Gola
Sara Simeoni (Praga 1978)
CONTAMINAZIONI
CINEMATOGRAFICHE


ARCHEOLOCINEMA
CINEMA DA URL
COLONNE SONORE