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LE TELECRONACHE INTERROTTE: CLAUDIO ANSALDO
SESSANT’ANNI DELLA RAI: LA STORIA PIÙ TRISTE

RICORDO DI CLAUDIO ANSALDO 
PERITO NELL’ESERCIZIO DELLE SUE FUNZIONI
Una storia breve e triste per un giornalista che ha potuto far parte della Tv nel modo che altro non potremmo che definire: breve e triste. Arriveremo presto al tragico epilogo ma prima vorremmo rendere omaggio ad uno sportivo della neonata TV che probabilmente sarebbe potuto entrare più profondamente nel cuore della gente in varie discipline: atletica, sci,  automobilismo. Il personaggio dall’infelice sorte è Claudio Ansaldo (da Lerici ex ufficiale di Marina e sommergibilista durante la Guerra, classe 1920, trasferitosi prima in Valle d’Aosta, poi a Corsico, in provincia di Milano). Un personaggio poco conosciuto quest’oggi, stavolta non per colpevole dimenticanza ma per il tanto, troppo tempo trascorso. Chissà se chi ha più di sessant’anni lo ricorderà e proverà un tuffo al cuore. Le cronache del primo anno di Tv parlavano di un giornalista competente ed apprezzato, noi vogliamo rimarcare l’assegnazione di un premio Ussi nel 1951, allorchè lavorava per Tuttosport. Come detto ci troviamo nel 1954: è il primo anno ufficiale di Tv ed ai primi fortunati possessori di apparecchi non sarà parso vero di assistere domenica 5 settembre alla telecronaca del Gran Premio di Formula Uno a Monza. L’articolazione della telecronaca è assai distante (e non potrebbe essere altrimenti) dai tempi più moderni; ben differente è anche la durata di un Gran Premio. Alle 14,50 collegamento per la prima parte del Gran Premio, poi un’interruzione per la Regata storica di Venezia e l’europeo di Nuoto da Torino, quindi alle 17,30 il collegamento per le fasi finali. Tra gli inviati di quell’evento monzese c’è giustappunto Claudio Ansaldo. Questi è conosciuto dagli sportivi della televisione, essendo anche una colonna della Domenica sportiva, la trasmissione cominciata ancor prima dell’inizio ufficiale delle Televisione. Egli faceva parte della redazione che si era creata con fatica ed entusiasmo: tra l’altro aveva avuto il merito di convincere a tentare l’avventura Rai anche il collega Aldo De Martino (figlio di Emilio, un emerito giornalista della carta stampata). Curioso e casuale l’incontro fra Ansaldo e De Martino jr., in un piovoso pomeriggio del settembre 1953, davanti alla fermata di un bus a Porta Garibaldi a Milano: i due che si riconoscono, parlano dei trascorsi sportivi e dei fatti personali, fino a che Ansaldo parla dell’avventura che sta per nascere in Rai e propone a De Martino di collaborare con l’Ente. Quest’ultimo è sulle prime titubante. Ricorderà in futuro che l’avventura proposta da Ansaldo sembrava fumosa ed imprevedibile al cospetto del suo lavoro presso un’agenzia giornalistica. Fatto sta che De Martino si convinse al gran salto, dopo un incontro con il responsabile dello sport di allora, Carlo Bacarelli (cui abbiamo recentemente dedicato un profilo in questo link) e divenne una colonna assoluta del programma per decenni e decenni, oltreché un personaggio di spicco nella produzione radiotelevisiva di Milano. Ma dobbiamo tornare ad Ansaldo e lo facciamo con una certa titubanza, perché ci stiamo avvicinando al tragico giorno che il destino gli ha riservato. E’ il 17 ottobre 1954, a Torino è prevista la partita Torino-Spal, proprio quella che Ansaldo avrebbe dovuto seguire. Nel corso del viaggio di andata, a poca distanza dal casello di Santhià, l’auto della televisione va a schiantarsi contro il cofano di un autocarro. Un urto irreparabile con la carrozzeria che si disintegra ed i poveri passeggeri sbalzati inermi sull’asfalto. Un auto di passaggio carica Claudio Ansaldo; è ancora vivo ma fortemente sofferente, spirerà poco dopo. Gli riscontreranno la frattura della base cranica e gravi lesioni interne. Alla pretura di Santhià il gravoso compito di informare i dirigenti della Rai ma soprattutto la giovane moglie di Ansaldo, sposata da un anno e mezzo, dal quale aveva avuto un figlio, soltanto cinque mesi prima. Si narra che al momento del tragico incidente Ansaldo recasse ancora nelle mani un giornale con i nomi dei giocatori del Torino e della Spal sottolineati a matita. Nella disgrazia perse la vita anche il tecnico Giorgio Lungarotti, romano, che avrebbe avuto il compito di recuperare dalla bobina le immagini della partita per farne un servizio per la Domenica sportiva. Anche a lui va il nostro pensiero. Abbiamo cercato anche stavolta di ridare la memoria ad un giornalista frenato dal destino. Ovviamente chi volesse interagire con noi e fornirci altre testimonianze sulla sua vita sportiva o sulla sua carriera giornalistica può senz’altro contattarci. La nostra è stata stavolta una storia breve, triste ma come al solito partecipata e con un finale improvviso e struggente. Le cronache dell’aldilà, quelle a cui possiamo attingere esclusivamente con l’ausilio della sana fantasia, riferiscono che Aldo De Martino, appena salito nelle volte celesti, nel 2006 dopo una luminosa carriera, abbia voluto riabbracciare, subito dopo i propri cari, proprio l’amico fraterno Claudio, collega e compagno di redazione, così repentinamente strappato alla vita. Più recentemente e sempre dall’aldilà è giunta fino a noi (doverosamente filtrata anche qui da un miraggio di immaginazione) che Claudio Ansaldo sia andato a salutare nella porta del Cielo, proprio Giancarlo Bacci, l’autore di quell'unico goal di Torino-Spal. Per il calcio un incontro come tanti, ma per la famiglie Ansaldo e Lungarotti la partita a cui è legato il distacco dai propri cari.


Lucio Celletti
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