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PER NON DIMENTI….CARLO

CARLO BACARELLI: PIONIERE E GALANTUOMO


Nelle epoche moderne assistiamo in maniera sempre più presente a telecronache urlate, a volte fatte di grida sguaiate, esagerate, esasperate. Purtroppo costoro, per motivi anagrafici o anche per semplice mancanza di conoscenza, non hanno mai ascoltato e preso esempio dallo stile della telecronaca, garbato, preciso, mai sopra le righe e non per questo privo di capacità emozionale di Carlo Bacarelli, classe 1924, da Campi Bisenzio.  Un giornalista che tanto ha dato alla televisione italiana e che non dev’essere dimenticato proprio nel periodo ancora corrente dei sessant’anni della Tv. Se è vero, come ormai i muri sanno, che la Televisione è nata ufficialmente il 3 gennaio 1954, è altrettanto realtà di quegli anni che dietro a quell’apparecchio, così nuovo, così eccitante, così attraente, Vi operavano da tempo persone che poi hanno reso possibile quell’inaugurazione. Giustappunto Carlo Bacarelli è uno di questi. Pur avendo l’indole dell’economista egli cominciò a scrivere per la radio nel 1940 alcuni sketches. Dopo due anni (prima ancora di una laurea in scienze politiche) il passaggio ufficiale nell’Ente, ove si mette in luce per le sue doti professionali al punto di poterlo annoverare fra i giornalisti più adatti al salto dalla Radio alla Tv. Estremamente disinvolto nel suo ruolo, capace di intervistare con la stessa preparazione la diva dello spettacolo, il pugile affermato, il politico di grido, il Bac, come veniva chiamato allora confidenzialmente, fu di fatto il pioniere numero uno della Televisione sportiva (e non solo), avendo seguito passo dopo passo il lento avvicinarsi dalla fase sperimentale alla fase ufficiale della Tv. Dopo la seconda guerra mondiale era ripartita quella voglia di televisione che aveva caratterizzato anche il periodo prebellico. “Epicentro” di queste prime improvvisazioni è lo storico Auditorio C di Torino ai piedi della Mole Antonelliana; lì viene allestito un ring per incontri di lotta o di boxe che il nostro commentatore descrive. Curioso il fatto (ci si consenta questa divagazione) che le annunciatrici di quell’happening televisivo, fatto di tante cose, non avessero posto nello studio se non in un gabbiotto sospeso in aria. In ogni caso ogni trasmissione era un esperimento, una scoperta, una piccola battaglia quotidiana con gli inconvenienti tecnici, tanti, troppi (quelli che facevano… “godere” scettici e gufi). Ma alla fine prevalse l’entusiasmo della creazione. In questo lento ma inesorabile sperimentare ecco che fu lui a commentare (5 febbraio 1950) il primo incontro di calcio mai teletrasmesso in Italia: Juventus-Milan terminato 1-7. Come apprendiamo dal libro SPORT IN TV  (secondo dei due libri-capolavoro in materia di Pino Frisoli, il primo era LA TV PER SPORT) il segnale raggiunse solo la zona di Torino e dintorni, essendo in funzione un solo trasmettitore, quello di Torino-Eremo. Questo il racconto di Bacarelli ripreso dal libro appena citato di Frisoli: “C’era il problema tecnico di prolungare i cavi. Facemmo due esperimenti: la sfilata di Carnevale in piazza Madama con le telecamere montate in alto sulle scale dei pompieri in modo da inquadrare via Po: la ripresa di Juventus-Milan, partita che si giocò in un pomeriggio di nebbia: vedevo figure vaghe, allora commentai guardando il monitor e mi accorsi che l'occhio elettronico è più sensibile di quello umano. Fu una grande scoperta; il telecronista deve raccontare quello che vede sul monitor perché corrisponde a quello che vede il telespettatore”  Quell’esperimento probabilmente fece capire, pur nelle difficoltà tecniche inevitabili, quanto quell’elettrodomestico televisivo, allora costoso e sconosciuto ai più, fosse destinato a sconvolgere le abitudini della gente. Si arriva presto al 1952, con le prime organiche trasmissioni televisive alla Fiera campionaria di Milano (il 12 aprile di quell’anno il primo notiziario condotto proprio da Bacarelli); c’è ancora bisogno di sperimentare ed a tal proposito fu per lui utilissimo un viaggio formativo negli Usa per apprendere le tecniche di miglioramento delle riprese esterne d’equipes. Bacarelli è inoltre il padre della “Domenica sportiva”, tanto longeva la trasmissione, quanto moderna l’idea di poter accorpare gli eventi domenicali in un ampio riepilogo. Il nome alla trasmissione gliel’ha dato lui, serviva un titolo che non fosse eguale alla trasmissione radiofonica  “Domenica Sport” ma che nel contempo offrisse l’immediata idea di ciò che si andava a proporre. Com’è noto questa trasmissione è nata l'11 ottobre 1953, tre mesi prima dell’inizio televisivo ufficiale. Il 3 gennaio 1954, infatti, la trasmissione era già al tredicesimo numero. Bacarelli ne è stato il capo, l’artefice, l’anima di quella trasmissione. Ed in linea proporzionale egli è anche capo dello sport in Rai e….. una sorta di regista redazionale: sua ad esempio l’intuizione di suggerire ad Adriano De Zan di trasformare la sua grande passione per il ciclismo in un mestiere riuscitissimo, allorchè i due si conobbero casualmente al Teatro Alfieri di Torino, ove Bacarelli era li’ con le telecamere della Rai e De Zan invece al seguito del padre Enrico, regista della rappresentazione “La vedova allegra”. Adriano ascoltò i consigli di Bacarelli, si iscrisse ad un concorso, lo vinse ed in pochi mesi era in Rai. Anche altri usciranno nel periodo della sua direzione. Ci viene in mente Carlo Sassi, ad esempio, cui Bacarelli affidò una cartella di presentazione di un’Italia-Irlanda del Nord del 1957.  Ma torniamo al 1953, mese di dicembre, giorno di Santa Lucia. Sempre prima dell’inizio ufficiale della Tv, Bacarelli commentò con Vittorio Veltroni la partita Italia-Cecoslovacchia 3-0 dallo stadio di Genova.  Per la cronaca il collegamento della Tv riguardò il solo secondo tempo, ma le immagini del primo tempo furono girate per la Domenica sportiva. Il filmato da vidigrafo (senza sonoro) di quella partita è ancora presente in Rai ed è stato trasmesso recentemente da Raisport (recuperato da Pino Frisoli che “ricitiamo” stavolta, come eccellente documentatore di sport per la Rai) nella trasmissione “Dedicato a…” di Auro Bulbarelli sui sessant’anni della Tv nazionale. Arriviamo ai mondiali di Svizzera: la Tv è la grande novità di quella edizione. Nicolò Carosio, (che nel frattempo aveva affiancato Veltroni e Bacarelli nella diretta di mezz’ora del gennaio 1954 della qualificazione mondiale Italia-Egitto) era un personaggio amatissimo, ancora tanto legato alla radio per un insieme di caratteristiche linguistiche, psicologiche ed espressive. Per questo pur commentando, il Nicolò d’Italia, alcuni incontri mondiali per la Tv, le partite della nazionale in quell’ingloriosa spedizione elvetica sono narrate da Bacarelli e da Veltroni.  Pensate a quale modernità nell’idea di questa coppia: Bacarelli alla cronaca, Veltroni al commento. ma non vi sembra l’odierna recentissima coppia Rimedio-Bizzotto? Sembrerebbe questo un elogio alla scelta odierna di Raisport. Noi propenderemmo per un'altra idea: moderni loro del 1954,….casuali coloro che hanno deciso nel 2014, pochi inclini alla storia dello sport, stante il fatto che hanno sospeso le riproposizioni di quei tesori televisivi che Raisport2 con continuità e costanza proponeva settimanalmente prestando il fianco…a sistematici elogi. Fra queste trasmissioni c’era proprio una “Perla di sport” dedicata ai mondiali di calcio di Svizzera 1954. Ma mentre ci interroghiamo sulle inesplicabili scelte dell’odierna Raisport (investita recentemente questi giorni da un cambio al vertice che ci auguriamo porti ad un ripristino della vera anima storica della testata, quella che inequivocabilmente possiamo attribuire a Milano), torniamo al nostro caro Bacarelli. Il boom della televisione in quel contesto in terra rossocrociata è diversamente proporzionale alla delusione azzurra. La Tv si sta affermando. Carlo Bacarelli è il telecronista agli europei di nuoto di Torino di inizio settembre 1954 (gran banco di prova internazionale sotto la regia di Giovanni Coccorese). In quell’occasione (anche qui) è proposta una telecronaca a due voci. L’altro giornalista è Fausto Rosati. Per la cronaca la pallanuoto è affidata invece a Victor De Santis. Curioso però il fatto che nel bel mezzo degli europei acquatici, Bacarelli deve abbandonare per un giorno il capoluogo piemontese in quanto è prevista venerdì 3 settembre una telecronaca di pugilato al Foro Italico in Roma per un combattimento senza titolo in palio fra Tiberio Mitri e il britannico Les Allen, vinto ai punti dall’italiano. Nella piscina di Torino per quel solo giorno il suo posto è preso da Bruno Raschi.  C’è poi un curioso fatto in una successiva telecronaca “single” del 1° dicembre 1954, Inghilterra-Germania, amichevole da Wembley. Bacarelli commenta tutto l’incontro nella convinzione che il collegamento da Londra sia riuscito perfettamente. Al ritorno gli racconteranno che invece il primo tempo non si è sentito. Cose che capitano!!!.... anche oggigiorno. Ancora alla boxe è legato il nome di Bacarelli, allorchè commentò l'europeo dei leggeri Loi-Ferrer il 26 novembre del 1955. Secondo quanto affermato da Claudio Ferretti nel corso della sua video enciclopedia del 1993 “Le emozioni dello sport” (e ribadito da Bulbarelli e Frisoli nel Dedicato a…del gennaio 2014) nel filmato di quell’incontro si deve annoverare la più vecchia telecronaca (completa di audio e video) conservata presso gli archivi della Rai. Il pugilato è una disciplina che Bacarelli ha sempre seguito, forse preferendo le categorie dilettantistiche. Non erano molti gli spazi concessi dal collega Paolo Rosi ma negli impegni pugilistici il Bac è sempre stato all’altezza del suo ruolo; poche parole nel corso delle riprese, un commento puntale a mò di riepilogo durante gli intervalli. Lo ricordiamo ancora presente nelle telecronache di boxe a Montreal 1976. Anche gli sport invernali fanno parte del palmares televisivo di Bacarelli. Egli è presente dalle Olimpiadi di Cortina 1956 (in qualità di capo-spedizione e telecronista) fino a Innsbruck 1976: il collega Tito Stagno una volta narrò (sul giornale “L’Unità” del 18 dicembre 1994) che a Cortina, Bacarelli non volesse effettuare la telecronaca della cerimonia d’apertura per via del numero della cabina: un certo non beneaugurante diciassette. In fondo qualcosa accadde ma non ai tre telecronisti (Bacarelli, Rosati e Stagno) bensì all’ultimo tedoforo, il pattinatore milanese Guido Caroli che inciampò in un cavo e cadde davanti al Presidente Gronchi. Nel libro di Frisoli, Carlo Bacarelli ricorda come nella descrizione dell’ingresso di Caroli nello stadio cortinese, avesse sentito due boati, il fragore del suo ingresso ed un altro che…. non sapeva spiegarsi. Lasciato il microfono del calcio, Bacarelli è per anni capo dello sport e per altri lunghi periodi telecronista di tante altre discipline, sempre con voce stentorea come nelle sue capacità timbriche... il salto con gli sci, l’hockey su pista e (soprattutto) su ghiaccio, ma sopra ogni cosa pattinaggio artistico e ginnastica, sport che commentava con una percettibile differenza a seconda che l’esercizio mettesse in evidenza la grazia e l’esilità di una ginnasta o di una pattinatrice piuttosto che la forza e l’energia di un ginnasta o di un pattinatore. Per chi come vi scrive, mangiava pane e sport ed era nella fase adolescenziale formativa, la compostezza con la quale Bacarelli descriveva gli eventi, l’educazione ed anche l’umiltà con cui si esprimeva, mai erigendosi a ruoli di primo piano, erano la testimonianza di un modo di comportarsi non solo nello sport, ma nella vita. I suoi anni Settanta sono all’insegna delle grandi imprese della grande ginnastica femminile; egli ha descritto gioie e dolori della ginnasta bambina Olga Korbut a Monaco 1972 e il sette volte “dieci” dell'altra adolescente, la grande Nadia Comaneci a Montreal 1976, passando per Varna 1974, l’edizione bulgara dei mondiali dove la Rai ebbe una discreta copertura. Ci sfugge la data esatta in cui ha lasciato la Rai (gli anni Ottanta inoltrati con un esercizio mnemonico di difficile riuscita) ma in Lombardia lo ricordano ancora condurre nei primi anni Ottanta alcune puntate di "Bar sport" per il Tg3 di questa regione. Purtroppo la frenesia dei giorni contribuisce a riversare tutti i ricordi in un calderone che si chiama oblio. Francamente, però, la figura di Carlo Bacarelli non può e non deve essere dimenticata. Se Carlo Bacarelli ci dovesse leggere nella serenità (almeno così ci auguriamo) dei suoi novant’anni, compiuti nel giugno scorso, fatta di ricordi lontani, mai sopiti, gli mandiamo un caro e partecipato saluto.



Lucio Celletti
info@archeologiadellosport.com
Una telecronaca di Carlo Bacarelli. Il titolo europeo dei leggeri che Duilio Loi conserva contro il francese Ferrer. E’ il  26 novembre 1955. Un viaggio nella storia della televisione italiana, con la più vecchia telecronaca conservata in Rai. Precisiamo che l’introduzione alla telecronaca è di Claudio Ferretti.
Carlo Bacarelli dialoga con Eddy Ottoz per la trasmissione IERI ED OGGI. Il filmato mostra il successo del valdostano agli Europei di Atene 1969 sui 110 hs.
Una sua intervista a De Gasperi nel 1948