Uno sguardo all’attività del presente, perché non si vive di solo passato

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PAOLO BETTINI PEDALA ANCORA
IN CIMA AL MONDO
Possiamo dire che il Giro del Lazio 2009, lo ha vinto Paolo Bettini? A quanto pare si! 
Proprio nell’anno della fine del Giro d’Italia nel centro di Roma è saltata una delle classiche più importanti del panorama nazionale. Segno evidente che probabilmente la collocazione della corsa più importante del centro Italia dev’essere nuovamente ponderata nel calendario.
Quindi per Bettini non una vittoria nelle strade limitrofe alla capitale (del resto il fuoriclasse toscano ha fatto capire di non aver mai pensato ad un ritorno all’attività),
Il pluricampione di La California ha presentato il libro “COSÌ HO PEDALATO IN CIMA AL MONDO”, scritto in compagnia con Andrea Berton, apprezzato telecronista di Eurosport dalla stagione 1999. Un pubblico appassionato ed interessato che stimolato dalla piacevole conversazione non ha mancato di fornire a Bettini spunti interessanti per un botta e risposta simpatico e cordiale.
Alcuni brevi filmati ci hanno riportato indietro nel tempo, seppur non di molto. Si è parlato della fine della carriera improvvisa, forse accelerata dalla decisione della Quick Step di non includerlo nei propri piani per il 2009, si è discusso della vittoria di Stoccarda al mondiale 2007 (definita da Berton, tanto nel libro, quanto nella presentazione, UNA VITTORIA CON IL KERS) e della tormentata vigilia tedesca, con sviluppi legali, avviati da Bettini, tuttora in corsa.
Non poteva mancare un applauso nel risentire le urla di Berton (da dar far tuttora accapponare la pelle) che salutavano nella diretta di Eurosport la seconda vittoria mondiale del ciclista livornese.
Con un vorticoso passo indietro si è parlato degli inizi della carriera. Berton ha ricordato che nella zona di Cecina, i giovani ciclisti di pari età preferivano andare altrove in quanto la superiorità di Paolo era netta e schiacciante. Bettini ha ricordato una sua curiosa vittoria a Pomarance, allorché ad inizio gara, per aver ragione di una folta concorrenza, provò su suggerimento del fratello, ad impennare la bici con il risultato di una goffa piroetta all’indietro che gli fece assaggiare le terre toscane. E poi ancora i sacrifici di gioventù “….d’estate il mare era lì a due passi ma io la domenica dovevo correre”.
Divertente l’episodio di Atene 2004, allorché Bettini, fu pizzicato dal Ct Ballerini mentre stava gustando un ricco hamburger, a due giorni dalla gara. “…, io ero andato….in fuga nell’immenso tendone della mensa del villaggio di Atene, cercando di anticipare tutti… ma fui beccato dal nostro Ct. Ma quei giorni ero talmente forte che una trasgressione alimentare, sentivo di proprio di  potermela concedere”. Abbiamo cercato di chiedere a Bettini, qualcosa che potesse andare in controtendenza con l’eccezionale carriera, la delusione più grande, provando tuttavia ad anticiparne una risposta: “Hamilton 2003, tenendo conto di come andavi l’estate con i successi consecutivi di San Sebastiano e di Amburgo”. Bettini al contrario ci ha risposto deciso “Le gare prima e le gare dopo non contano, quel giorno c’è chi si è mostrato più forte, quando Astarloa è scattato, forse abbiamo indugiato con Boogerd e Van Petegem e quel mondiale è andato ma non la definirei comunque una delusione.Ci sono rimasto male invece a Pechino l’anno scorso, dove lo sviluppo tattico della gara non mi ha permesso di esprimere in fondo le potenzialità di quel giorno”. A proposito di Pechino il libro racconta di particolari inediti di quella “marcatura a uomo” su Alejandro Valverde. L’ultima parte ha riguardato il Bettini di oggi e di domani “Visconti per me ha i numeri per una luminosa carriera”…. “Gilbert ad Anagni dopo la vittoria al Giro mi ha detto ^Ho vinto anche perché non c’eri^” ……….“……..Adesso mi diverto con le corse automobilistiche
Il libro regala alla fine un toccante epilogo della moglie Monica, “complice” delle esperienze della famiglia vissuta tra sacrifici e successi, tra ansia ed esultanza, mentre intanto Veronica cresce.
Nel nostro cuore due sue vittorie sono tuttora indelebili: il Campionato di Zurigo 2001 (in quanto era la prima corsa del grande ciclismo senza Adriano De Zan, il padre di tutti i telecronisti) e naturalmente il Giro di Lombardia 2006, vinto anche con l’animo del fratello Sauro (a cui anche noi vorremmo mandare un caloroso pensiero). La descrizione del distacco dal fratello, il destino così bizzarro da offrirgli in pochi giorni la gioia di una maglia iridata e la tristezza più grande, sono descritti in maniera delicata e nel contempo composta. Questo è Paolo Bettini, in cima al mondo ciclistico, nello spirito del libro e nelle reminiscenze della sua carriera ma con i piedi per terra quando si tratta di far percepire quei valori che devono essere testimonianza (……hamburger a parte!!!!!!) per chi vorrà avvicinarlo nella conquista degli allori: “la lealtà verso gli avversari e la riconoscenza per i compagni che lo hanno aiutato”.
LC
 
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ma una vittoria “a tavolino”, più precisamente la scrivania di una rinomata libreria del quartiere Flaminio, a due passi dallo Stadio Olimpico e perché no! dallo Stadio del Nuoto che non più tardi di tre mesi fa, ha visto i trionfi azzurri della Pellegrini e della Filippi, per un’ultima gioia di Alberto Castagnetti.
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