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"Sport in Tv" 
"Storia e storie dalle origini a oggi",
edizioni Rai Eri

"Sport in Tv" - Storia e storie dalle origini a oggi - edizioni Rai Eri

"Sport in Tv" - Storia e storie dalle origini a oggi - edizioni Rai Eri
La nostra testata si occupa, direttamente ed indirettamente, della storia dello sport in Tv.
Pertanto trova il massimo del nostro favore l’iniziativa editoriale di Pino Frisoli e di Massimo De Luca riguardante il Libro “Sport in Tv (con sottotitolo “Storia e storie dalle origini a oggi”) edizioni Rai-Eri.
 
Massimo De Luca lo conosciamo tutti, tanta radio e televisione per la Rai e per Mediaset, direttore di Raisport fino al luglio 2009, presentatore della Domenica Sportiva, in poche parole anchorman sportivo di massimo livello. Pino Frisoli non è peraltro nome sconosciuto nell’ambiente. Chi ha seguito il Giro d’Italia 2010 si ricorderà delle chicche storiche sulla corsa rosa, sia i filmati del Giro 1960, sia i contributi dei comici che avevano parodiato il ciclismo per la trasmissione di Bartoletti. Ritrovatore di questi tesori (così li ha chiamati in trasmissione Alessandra De Stefano) proprio Pino Frisoli.
 
Mezzo secolo di sport in Tv, dicevamo, un libro pieno di aneddoti, ben documentato, che per Frisoli rappresenta la seconda opera del genere visto che nel 2007 era uscito con il libro “ La Tv per sport”, che ebbe un convincente successo di critica.
 
Frisoli è molto attento ad ogni particolare, l’epoca iniziale da definirsi romantica con le prime dirette, un lusso per pochi possedevano in televisore e magari si radunavano nei Bar come avveniva con “Lascia o raddoppia?”, il periodo dei favolosi anni Sessanta con l’evoluzione della televisione, i collegamenti via satellite, le peripezie per le trasmissioni dei mondiali in Cile nel 1962 e per le Olimpiadi del 1964.
 
L’avvento del replay nelle dirette in un’Italia-Cipro a Cosenza nel 1967 è un altro momento basilare perchè cambia totalmente il modo di assistere alle gare.
 
Per arrivare, saltiamo necessariamente di qualche anno allo sport al colore: Frisoli si dimostra molto sensibile a questo argomento e lo descrive in modo minuzioso, sottolineando tutte le tappe che portano faticosamente all’avvento del colore nel 1976, ufficialmente nel 1977, anticipate da un assaggio alle Olimpiadi di Monaco 1972.
 
Chi vi scrive non ha un ricordo straordinario della Rai anni Settanta, ad esempio non sa ancora capacitarsi del fatto che il mondiale vinto da Moser l’abbia dovuto seguire in diretta solo sulla Tv Svizzera. Frisoli dedica un capitolo esauriente all’apporto delle Tv estere, ricordando nomi epici della Svizzera italiana come Giuseppe Albertini, Gianni Bolzani, Ezio Guidi, che non solo rappresentavano l’alternativa alla Rai, ma che entravano con grande familiarità nelle case italiane, non solo del Nord.
In effetti il nostro immaginario ci portava a seguire quello che gli svizzeri definivano disco su ghiaccio con le imprese dell’Ambri Piotta, oppure ad informarsi sui risultati ticinesi del basket svizzero (Viganello o Pregassona) alla medesima stregua di Cantù e Varese, nonostante il clamoroso divario tecnico. E poi il quadrilatero dei telecronisti di Tv Capodistria Bruno Petrali, Ferdi Vidmar, Sandro Vidrih, Sergio Tavcar, pochi ma buoni.
 
Si passa con gradualità di racconto agli anni Ottanta e poi ai giorni nostri. Un caleidoscopio di sensazioni e non potrebbe essere altrimenti, vista la trasformazione profonda della televisione e del modo di seguire le gare e le rubriche.
  
In effetti il pregio del libro di Frisoli è proprio quello di riaprire la mente al ricordo per poter riesumare episodi ormai dimenticati; si legge compiutamente di un’Italia-Bulgaria cancellata all’ultimo momento per uno sciopero (era il maggio 1969) o di un’Italia-Jugoslavia (del settembre 1972) in cui un’agitazione improvvisa portò a coprire la partita con un’immagine da telecamera fissa lontanissima che costringeva lo spettatore a dotarsi di un binocolo per vedere la gara sia pur a malapena!!!! Partita storicamente importante visto che dopo la rete plava, Dino Zoff rimase imbattuto in nazionale fino ai Mondiali di Germania 1974.
 
Considerando che Frisoli ha un’età di 41 anni ancora da compiere, quindi non poteva “anagraficamente” conoscere questi eventi, ci complimentiamo anche per la documentazione meticolosa con cui ha esposto gli argomenti.  Un libro da leggere e rileggere per le mille sfaccettature che presenta, per la passione che vi è dentro, un volume classico di cultura sportiva, prezioso per gli storici dello sport ma anche per il lettore propriamente non incallito perchè indirettamente ripercorre momenti della vita comune. Massimo De Luca interviene con vari corsivi, certamente il più importante riguarda quel profilo di Carosio che quasi a fine carriera subì un ingiustificato attacco per un presunto ma in realtà mai detto dispregiativo all’indirizzo di un guardialinee etiope in Italia-Israele 1970 dei mondiali in Messico. Se possiamo aggiungere un pensiero anche noi, Carosio era sopportato non troppo bene nell’ambiente Rai già da alcuni anni. Nel periodo successivo ai Mondiali in Inghilterra, appena dopo l’inopinata disfatta contro la Corea del Nord, il “Corriere dello sport” parlava dell’eventualità di rimuoverlo in Rai dalle telecronache.
 
Certamente il libro fa venire la voglia di sport del passato in Rai: in questo periodo Raisport sta aprendo moltissimo allo sport d’epoca, tante retrospettive, tante rubriche d’epoca ma v’è il difetto che spesso queste immagini sono ripetute fino all’ossessione ed inserite sovente senza un opportuno annuncio. Crediamo che Raisport debba invece trasmettere intere Domeniche Sportive, integrali puntate di Eurogol, partite poco conosciute della nazionale anni Settanta, telecronache estese del Giro d’Italia, grandi manifestazioni di nuoto o di atletica. Così come del resto fece Raisatalbum tra il 1999 ed il 2003 finchè qualche dirigente scienziato non ha pensato di abolire il canale. Altra idea potrebbe essere un almanacco giornaliero con la riedizione giornaliera dei Tg sport storici, specie quelli pomeridiani del Tg2 presentati da Garassino, Vitanza. Pizzul ecc. Un’esortazione che mandiamo ai dirigenti del canale Raisport
 
Senz’altro ci piacerebbe in futuro, ovviamente non immediato, leggere un terzo libro di Frisoli in argomento, anche perchè spunti per un altro volume ve ne sarebbero tanti: basterebbe pensare a quell’amichevole Romania-Italia del giugno 1972, quando improvvisamente sparirono le immagini da Bucarest e rimbalzarono, per alcuni secondi, da un satellite impazzito, le fasi della finale di coppa di Jugoslavia.
Oppure a quella partita Juventus-Ajax del marzo 1978, quando la Rete due aveva trovato lo spazio per la diretta, ma l’incontro era già di competenza della Rete uno che invece (in un antagonismo tra reti) negò la diretta integrale, decidendo inizialmente per una differita nella storica rubrica “Mercoledì sport” che poi si trasformò, visto l'andamento dell'incontro, in diretta dei soli supplementari e dei rigori. Tutto a danno dei telespettatori come avveniva in quella Rai di un tempo, davvero bistrattabile.
 
Lucio Celletti
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